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Subject: [lilliput-roma] Re: R: control arms - formazione... il senso facendo rete
Date: Tue, 28 Dec 2004 16:01:42 +0100
From: Luigi
Reply-To: lilliput-roma@yahoogroups.com
Probabilmente non si si riesce a capire, i motivi personalmente li leggo in quella che e' IL PROBLEMA, cioe' il problema non permette la lettura correttta, incasellando la visione delle cose in schemi semplificati e autoconsistenti.
mi spiego... e per spiegarmi definisco cos'e' per me (e non pretendo lo sia per altri) una rete.
I) Una rete e' tale nei fatti e non nelle definizioni, per quello che ho visto, le reti smettono di essere tali quando prendono coscienza di esserlo e cercano di definirne una forma.
II) una rete e' (e qui mi riferisco a lilliput, piu' che alle reti in generale), se e' sul territorio... ma come essere sul territorio? faccio un esempio... se A fa un'inziativa X, ed e' in rete con B,C e D, conoscendone gli ambiti di lavoro e le identita', prima e durante la costruzione dell'iniziativa X, porta a conoscenza B,C,D del proprio intento (X), offre i punti di contatto ( X(B), X(C) e X(D) ) oppure chiede a B,C,D come articolare eventuali punti di contatto. Da questa interazione (viene definito la mappa del territorio o la psicogeografia delle relazioni), nasce il progettare comune, nasce l'essere rete... cioe' la rete e', se fa, e non se si chiama... e' un processo dinamico, ma e' il processo centrale ed e' questo da curare.
La rete e' prima di tutto un'offerta di identita'... A deve offire X a B,C e D, che possono rispondere con un'ampia dinamica di relazioni e azioni... dall'assoluto interesse e partecipazione al disinteresse per tanti possibili motivi. Ma l'offerta e' il primo passo senza il quale i passi successivi non partono. B,C e D possono anzi devono comunque continuare a svolgere la loro funzione (identita') nel loro ambito ed offrire un'articolazione X(B) nel caso trovassero sintonia e risorse... non e' sostenibile chiedere a B di lavorare con A per costruire X, altrimenti per simmetria A dovrebbe lavorare con B per le iniziativa Y di B sviluppando esponenzialmente gli impegli e le risorse (questo avviene)
Da queste premesse nascono le valutazioni sulla formazioni Controllarms... ART11 non ha chiesto a nessuno di partecipare a Y (il presidio) ma ha anzi chiesto a tutti gli A di proporre le loro iniziative anche in funzione X(ART11) e studiarne la fattibilita'... le offererte X(ART11) sono state scarse e denotano la percezione del modello di rete che a sua volta prota ad una lettura ad un senso del presidio... confesso che io del presidio me ne infischio quanto piuttosto la sua utilita' della contraddizione che porta nei modelli di rete sul territorio.
Nasce una domanda legata alla specificita' di Lilliput ed il territorio... e' possibile che la psicogeografia delle relazioni (che gia' non si realizza), e la mappa che ne esce, abbia un qualche connessione con il territorio fisico e reale?
per la conformazione della rete a Roma attualmente... purtroppo la risposta e' negativa! e per spiegarlo faccio un'ipotesi e ogniuno si risponda come puo' in base alla propria percezione... Essere sul territorio, per la mia definizione e' accettare e spingere che una iniziativa X(B) si applichi sul territorio di B, anche se X, l'iniziativa di A e' stata pensata dai bisogni del territorio di A. Allo stato attuale le realta' del nodo di roma hanno una relazione territoriale piuttosto scarsa, e al piu' il territorio e' definito dalla psicogeografia delle relazioni personali e istituzionali... luogo di lavoro dell'attivsta oppure scuole dove le botteghe riescono a strappare finanziamenti e progetti. Il territorio piu' che una macchia di leopardo e' viso leggermente lentigginoso con ampie zone bianche lasciate vuote. Perche' lasciate vuote? qui viene il nocciolo del problema... Una campagna nazionale, ha come territorio la nazione, e si ramifica sul territorio attraverso B,C e D e con le ipotesi X(B), etc... il piu' delle volte questo accade, visto che il territorio di B coincide perssappoco con la mappa di B (in sintesi ladispoli per la bottega il fiore ad esempio), quando pero' la mappa di B e' ben lontana da coprire o avere contatti reali con il territorio reale, allora accade il panico percettivo... accade cioe' che A cerchi di riempire il territorio di B... in sintesi la campagna nazionale controllarms interpreta il territiro Roma con la sola mappa CasaPace + qualche contatto scolastico) rendendo la vita deciamente difficile per la costruzione di territorio di B... il cittadino del territirio di B, sara' soddisfatto e non usera' B come suo espressione territoriale, oppure non ne creera' una nuova, andando a frammentare e riempire sgli spazi bianchi a le lentiggini :-) cioe' succede un bell'inguacchio percettivo che va a svantagio di tutti... qualcuno direbbe che si confondono i piani logici usando strumenti di un piano per un'altro piano... Territorio di A contiene Territorio di B e gli strumenti di A vengono usati sul territiro di B usando gli strumenti del livello di A (Confusione Nazionale-Capitale/territorio)
Quello che vedo ed ho visto in questi anni e' un mettere toppe a questo panico epistemologico... vedere cioe' soggetti del nazionale che lavorano sul locale confondendone i piani... e viceversa, soggetti locali usare il nazionale per facilitare l'accesso alle risorse locali... una vero casino che non aiuta nessuno... ed il guaio che essendoci dentro e facendo parte del problema, ovviamente abbiamo difficolta' a vederlo, insomma il problema siamo noi (qui se volete c'e' la proposta di rifondazione del nodo che feci una mesata fa)... sulal base di quest'analisi ritengo che senza una rifondazione strutturale del nodo, non facciamo altro che perpetuare un modello che mi portera' sempre e comunque a dire... su Roma il lavoro sul Territorio e' impossibile (su queste premesse).
Con questo ripondo a Riccardo ribadendo che presidio e' totalmente all'interno del panico cognitivo che ho descritto... e percio' non credo di sentirmi presidiocentrico... ma lo sono (presidiocentrico) solo sotto gli aspetti di contraddizione che evidenzia... di fatto uso il presidio come strumento di analisi dei modelli di rete e dei modelli di territorio di Roma, se questo e' presidiocentrismo, allora sono d'accordo con te :-)
prendete ste menate e leggetevele se vi va... ora devo chiudere... ho scritto in fretta e con un sacco di errori, percio' siate cattivi ;-)
dall'esilio meridiano... Luis
On Tue, 28 Dec 2004 14:17:41 +0100, Riccardo Troisi wrote
> Caro Luigi hai ragione, basta poco.il problema è capire dove dirigere quel poco e di questi tempi non è cosa facile credo che un conto è fare la forma/azione con tanto di supporti etc etc ed un conto è fare un azione di sensibilizzazione sulla campagna. Le cose non si escludono ma vanno diversificate, la prima richiede un posto tranquillo e in qualche misura adatto allo scopo prefissato.la seconda può esser fatta sicuramente al presidio o in altre cento piazze a roma, ma è un'altra cosa che andrebbe condivisa e partecipata con le altre realtà che sosteranno la campagna.
> Nella seconda ipotesi sarebbe interessante un vostro (coem Gan o art11 ) coinvolgimento nella formazione per preparare assieme un azione comune al presidio.
> Comunque di questi tempi trovo difficile scambiare opinioni con te.sei molto presidiocentrico.ma va bene lo stesso ognuno ha le sue
> Saluti Ric