Thursday, April 21, 2011

tracce dalla spagna... sistemi elettorali

scrivendo su una ML

Date: Thu, 21 Apr 2011 18:35:47 +0200



ok, in italia tutto va a scatafascio e io mi sono pure autoesiliato :)

ma a guardar bene, il lavoro fatto dai costituenti e dalle traballanti leggi
elettorali sembra essere, per certi aspetti, migliore che in altri paesi

Ora abito in Galizia e il sistema elettorale spagnolo ha, dal mio punto di
vista, dell'incredibile! che il Porcellum fa ridere in confronto!

Qui gli elettori non scelgono nulla! altro che primarie... voti la lista e
basta... i nomi in lista li scelgono i partiti! cioe' il modello che
desidererebbero tutti gli oligarchi da alcune frange del centro sinistra fino
alla quasi tutta la destra (esclusa quella sociale)

chiaccherando con una dirigente del comune di Valencia mi raccontava della loro
legge elettorale a lista chiusa! da noi sarebbe l'anticamera del totalitarismo,
li si ritrovano una sindaca da 20 anni che ottiene ancora l'80% dei voti...
okkio una sindaca di destra (e si vede, hanno cementificato ogni angoletto a
Valencia a scapito della notevole tradizione di orticoltura urbana... pero' i
Valenciani ne sono contenti)

Pero' in compenso il senso civico e del pubblico e' notevolemente piu'
sviluppato... mentre l'argomento dell'italiano o italiana medio e' "non funziona
nulla, rubano tutti, spendono troppo" (sempre gli altri poi)... qui nei bar si
chiacchiera oltre che di calcio anche di politica, nel bene e nel male!

Senza parlare dello strumento del referendum... qui semplicemente non esiste (o
ancora io non l'ho scoperto)! esistono dei complessi vincoli all'ascolto delle
parti in causa che sono potenzialmente appellabili (alcune speculazioni a
Valencia sono bloccate attraverso il sapiente uso di sti inghippi)... e poi
ovviamente c'e' un grado di autonomia e non sono sicuro se ogni nazione dello
stato spagnolo ha la stessa tipologia amministrativa

ci sono aspetti ancora che non mi sono chiari... qui a meta' maggio ci sono le
mministrative! da noi saremmo pieni di volantini e manifesti e di promesse
incredibili, qui semplicemente niente visto che le liste sono bloccate dall'alto.

Di fatto ci si scontra tra un modello conservatore fortemente legato al
bigottismo cattolico dell'OpusDei (che qui rasenta il fondamentalismo alla
MilithiaCristi) e ai rami contigui con il fascismo di Franco e un modello
riformista dal riformismo leggero... in mezzo ci sono varie forme di
nazionalismo sia di destra che di sinistra che a volte pensano e a volte no
nelle elezioni di ogni stato che compone la Spagna.

Con un modello del genere un exploit tipo quello di Vendola qui sarebbe
impensabile... semplicemente perche' meccanicamente impossibile avere voce in
capitolo.

un sistema elettorale, che a me sembra antiquato, in una struttura sociale dove
sarebbe uno scandalo non trovare la carta igienica in qualsiasi luogo pubblico o
privato (anche in Portogallo e' cosi'... nonostante la crisi)

Eppure? posssiamo dirci fortunati in italia? Lula fece una osservazione appena
insediatosi al primo mandato e lanciando lo sorico programma Fame Zero... diceva
piu' o meno cosi':

vedete che il livello di istruzione non e' la sola cosa importante, prendete ad
esempio l'italia, un altissimo livello di istruzione pubblico e diffuso e hanno
Berlusconi!

Con questo per dire che il sistema elettorale... e' solo uno strumento... il
substrato culturale e intellettivo su cui si appoggia e' la base! noi nei ultimi
20 anni (a mio parere) abbiamo sperperato un bagaglio storico invidiabile... non
tutto e' andato perso, ma stiamo cadendo verso il baratro ad una velocita'
impressionante... generalmente questo degrado viene catalizzato in forme
piuttosto cruente di totalitarismo, ma quelli erano i tempi senza la rete e con
risorse illimitate di petrolio... ora i nuovi totalitarismi come saranno? gia'
si vedono simpatiche tracce non solo in italia... in Ungheria tre giorni fa
mettono nella costituzione (rifatta solo dalla maggioranza senza
l'opposizione... vi suona familiare?) che abortire e' reato contro la persona.
Provate a chiederlo alla vostra compagna o qualche amica cosa ne pensa!

T4freedom... gin

p.s. ma perche' poi sto scrivendo questo? ha si... votate al referendum... e
votate SI a tutti :)

Wednesday, January 18, 2006

Perche' vado via da roma... note su Lilliput Roma (dicembre 2004)

dalla lista di Lilliput, messaggio del lontanto dicembre 2004 +o- l'inizio delle riflessioni sul cambiar territorio

-------- Original Message --------
Subject: [lilliput-roma] Re: R: control arms - formazione... il senso facendo rete
Date: Tue, 28 Dec 2004 16:01:42 +0100
From: Luigi
Reply-To: lilliput-roma@yahoogroups.com

Probabilmente non si si riesce a capire, i motivi personalmente li leggo in quella che e' IL PROBLEMA, cioe' il problema non permette la lettura correttta, incasellando la visione delle cose in schemi semplificati e autoconsistenti.

mi spiego... e per spiegarmi definisco cos'e' per me (e non pretendo lo sia per altri) una rete.

I) Una rete e' tale nei fatti e non nelle definizioni, per quello che ho visto, le reti smettono di essere tali quando prendono coscienza di esserlo e cercano di definirne una forma.

II) una rete e' (e qui mi riferisco a lilliput, piu' che alle reti in generale), se e' sul territorio... ma come essere sul territorio? faccio un esempio... se A fa un'inziativa X, ed e' in rete con B,C e D, conoscendone gli ambiti di lavoro e le identita', prima e durante la costruzione dell'iniziativa X, porta a conoscenza B,C,D del proprio intento (X), offre i punti di contatto ( X(B), X(C) e X(D) ) oppure chiede a B,C,D come articolare eventuali punti di contatto. Da questa interazione (viene definito la mappa del territorio o la psicogeografia delle relazioni), nasce il progettare comune, nasce l'essere rete... cioe' la rete e', se fa, e non se si chiama... e' un processo dinamico, ma e' il processo centrale ed e' questo da curare.

La rete e' prima di tutto un'offerta di identita'... A deve offire X a B,C e D, che possono rispondere con un'ampia dinamica di relazioni e azioni... dall'assoluto interesse e partecipazione al disinteresse per tanti possibili motivi. Ma l'offerta e' il primo passo senza il quale i passi successivi non partono. B,C e D possono anzi devono comunque continuare a svolgere la loro funzione (identita') nel loro ambito ed offrire un'articolazione X(B) nel caso trovassero sintonia e risorse... non e' sostenibile chiedere a B di lavorare con A per costruire X, altrimenti per simmetria A dovrebbe lavorare con B per le iniziativa Y di B sviluppando esponenzialmente gli impegli e le risorse (questo avviene)

Da queste premesse nascono le valutazioni sulla formazioni Controllarms... ART11 non ha chiesto a nessuno di partecipare a Y (il presidio) ma ha anzi chiesto a tutti gli A di proporre le loro iniziative anche in funzione X(ART11) e studiarne la fattibilita'... le offererte X(ART11) sono state scarse e denotano la percezione del modello di rete che a sua volta prota ad una lettura ad un senso del presidio... confesso che io del presidio me ne infischio quanto piuttosto la sua utilita' della contraddizione che porta nei modelli di rete sul territorio.

Nasce una domanda legata alla specificita' di Lilliput ed il territorio... e' possibile che la psicogeografia delle relazioni (che gia' non si realizza), e la mappa che ne esce, abbia un qualche connessione con il territorio fisico e reale?

per la conformazione della rete a Roma attualmente... purtroppo la risposta e' negativa! e per spiegarlo faccio un'ipotesi e ogniuno si risponda come puo' in base alla propria percezione... Essere sul territorio, per la mia definizione e' accettare e spingere che una iniziativa X(B) si applichi sul territorio di B, anche se X, l'iniziativa di A e' stata pensata dai bisogni del territorio di A. Allo stato attuale le realta' del nodo di roma hanno una relazione territoriale piuttosto scarsa, e al piu' il territorio e' definito dalla psicogeografia delle relazioni personali e istituzionali... luogo di lavoro dell'attivsta oppure scuole dove le botteghe riescono a strappare finanziamenti e progetti. Il territorio piu' che una macchia di leopardo e' viso leggermente lentigginoso con ampie zone bianche lasciate vuote. Perche' lasciate vuote? qui viene il nocciolo del problema... Una campagna nazionale, ha come territorio la nazione, e si ramifica sul territorio attraverso B,C e D e con le ipotesi X(B), etc... il piu' delle volte questo accade, visto che il territorio di B coincide perssappoco con la mappa di B (in sintesi ladispoli per la bottega il fiore ad esempio), quando pero' la mappa di B e' ben lontana da coprire o avere contatti reali con il territorio reale, allora accade il panico percettivo... accade cioe' che A cerchi di riempire il territorio di B... in sintesi la campagna nazionale controllarms interpreta il territiro Roma con la sola mappa CasaPace + qualche contatto scolastico) rendendo la vita deciamente difficile per la costruzione di territorio di B... il cittadino del territirio di B, sara' soddisfatto e non usera' B come suo espressione territoriale, oppure non ne creera' una nuova, andando a frammentare e riempire sgli spazi bianchi a le lentiggini :-) cioe' succede un bell'inguacchio percettivo che va a svantagio di tutti... qualcuno direbbe che si confondono i piani logici usando strumenti di un piano per un'altro piano... Territorio di A contiene Territorio di B e gli strumenti di A vengono usati sul territiro di B usando gli strumenti del livello di A (Confusione Nazionale-Capitale/territorio)

Quello che vedo ed ho visto in questi anni e' un mettere toppe a questo panico epistemologico... vedere cioe' soggetti del nazionale che lavorano sul locale confondendone i piani... e viceversa, soggetti locali usare il nazionale per facilitare l'accesso alle risorse locali... una vero casino che non aiuta nessuno... ed il guaio che essendoci dentro e facendo parte del problema, ovviamente abbiamo difficolta' a vederlo, insomma il problema siamo noi (qui se volete c'e' la proposta di rifondazione del nodo che feci una mesata fa)... sulal base di quest'analisi ritengo che senza una rifondazione strutturale del nodo, non facciamo altro che perpetuare un modello che mi portera' sempre e comunque a dire... su Roma il lavoro sul Territorio e' impossibile (su queste premesse).

Con questo ripondo a Riccardo ribadendo che presidio e' totalmente all'interno del panico cognitivo che ho descritto... e percio' non credo di sentirmi presidiocentrico... ma lo sono (presidiocentrico) solo sotto gli aspetti di contraddizione che evidenzia... di fatto uso il presidio come strumento di analisi dei modelli di rete e dei modelli di territorio di Roma, se questo e' presidiocentrismo, allora sono d'accordo con te :-)

prendete ste menate e leggetevele se vi va... ora devo chiudere... ho scritto in fretta e con un sacco di errori, percio' siate cattivi ;-)

dall'esilio meridiano... Luis

On Tue, 28 Dec 2004 14:17:41 +0100, Riccardo Troisi wrote
> Caro Luigi hai ragione, basta poco.il problema è capire dove dirigere quel poco e di questi tempi non è cosa facile credo che un conto è fare la forma/azione con tanto di supporti etc etc ed un conto è fare un azione di sensibilizzazione sulla campagna. Le cose non si escludono ma vanno diversificate, la prima richiede un posto tranquillo e in qualche misura adatto allo scopo prefissato.la seconda può esser fatta sicuramente al presidio o in altre cento piazze a roma, ma è un'altra cosa che andrebbe condivisa e partecipata con le altre realtà che sosteranno la campagna.

> Nella seconda ipotesi sarebbe interessante un vostro (coem Gan o art11 ) coinvolgimento nella formazione per preparare assieme un azione comune al presidio.

> Comunque di questi tempi trovo difficile scambiare opinioni con te.sei molto presidiocentrico.ma va bene lo stesso ognuno ha le sue

> Saluti Ric

Perche' vado via da roma... note sulla CM (gennaio 2005)

tratto dalla lista CM-Roma

-------- Original Message --------
Subject: Re: [Cm-roma] voi, manica di pippe elitarie e sfigate... sul perche' e sul per come
Date: Tue, 10 Jan 2006 11:56:49 +0100
From: Luigi
Reply-To: la rivoluzione corre sui pedali.!

conncordo... e sono allo stesso tempo in disaccordo.

quel che e' accaduto, ha delle date e messaggi precisi che gia' delineavano il
passaggio, e si tratta di un processo messo in atto (a quel che vedo
inconsapevolmente) gia' un'anno e mezzo fa! io colpevolmente e consapevolmente
non sono intervenuto, ammesso che intervenire possa cambiare il corso delle
emozioni... tanto che la situazione che leggo, e' piuttosto generalizzata su
buona parte delle realta' romane e per certi versi anche di altre citta'.

con questo voglio dire che c'e' una componente fisiologica ed "energetica" che
porta alla formazione di intergruppi anche in ambienti che piu' di altri
defacilitano questa dinamica... la massa appunto. e din effetti la massa e'
stata l'ultima realta' ad essere affetta da questo, a mio parere, cancro utile
ai singoli individui a proteggere e rafforzare la pripria identita' quando le
energie (o risorse) sono, si sono ridotte o autoridotte.
L'altra componente e' strettamente legata al dialogo identita'
individuale/struttura della citta' (Bauman)... qui purtroppo, citta' come
questa vivono la dualita' di far esplodere sia le opportunita' che le
possibilita' di chiusura, la seconda storicamente vince sempre e si destruttura
periodicamente a seconda delle riserve di energia accumulate... "il respiro
della citta'" energivora sia materialmente che spiritualmente, fino a che punto
la "provincia" sara' disposta a rifornire le citta' di beni e carne umana si
domanda Jared Dimond in Collasso... e' un dato di fato che cio' accade, ed e' un
dato di fatto che, nell'attuale struttura sociale, le uniche efficaci azioni di
respiro collettivo e "popolare" sono avvenute fuori dalle metropoli... vediamo
Melfi, Scanzano, Val di Susa, tutte caratterizzate da dinamiche microlocali
(Magnaghi, progetto locale - Latouche - Galtung, conf di Roma 2004).

Percio' mi domando... e' utile rammaricarsi delle dinamiche attuali della massa,
o queste sono sviluppi inevitabili se la massa si muove in un contesto che offre
solo specifici sbocchi "cognitivi"? puo' svilupparsi il caos, un apprendimento
creativo se il contesto limita esso stesso lo spazio delle soluzioni? se non e'
possibile avvicinarsi alle soglie del possibile senza distruggere il contesto?

la citta', e' lo stesso limite della massa critica, con mopia mi/ci siamo
concentrati sulla dualita' Auto/Bici piu' che sull'aspetto del magma relazionale
teorizzata/praticata dalla Xerocrazia di Chris Carlsson.

L'atto collettivo di volantinare e' stato sopraffatto dall'atto dell'andare in
bici... dal contenuto politico ci si e' concetrati sul mezzo, come se il mezzo
stesso fosse esauriente del fine, ma come abbiamo visto cosi' non era... Il
mezzo della Massa non e' la Bici, e' la Bici+Xerocarzia (e ciclofficine
aggiungerei)... solo cosi' Mezzi e Fini si fondono in una nuova "macchina"
capace di distruggere il conesto in cui e' immerso... il "fantasma" che nel 2002
inizio a girare per l'italia!

io la mia scelta l'ho fatta... venitemi a trovare al sud.

ByeCycle Luis

caos.i at tiscali.it wrote:
> un paio di volte sono passata in ciclofficina per chiedere dei consigli,
> farmi aiutare e conoscere concretamente le persone e l'ambiente di cui leggo
> solo in lista.
> Ho percepito molta freddezza e mi sono sentita come un'estranea. Mi sono
> sentita sollevata quando sono andata via!
> La mia impressione è che, pur non accettando di essere considerati un gruppo,
> una manica di qualsiasi cosa, ma un appuntamento (?), voi "conduttori" e
> frequentatori assidui delle ciclofficine, lo siate diventati. E se si diventa
> gruppo è inevitabile che ci si chiuda all'esterno, che si perda qualche volta
> di vista che la realtà del gruppo non è l'unica. Ripeto, la sensazione che
> ho provato è stata di estraneità.
> Mi sarebbe piaciuto avvertire più disordine, caos, con-fusione. E accoglienza.
> So che sono solo delle mie impressioni ma, come ha detto qualcuno, " è il
> significato delle nostre esperienze a costituire la realtà, la cui consistenza
> ed i cui effetti dipendono dal nostro investimento e dalla nostra capacità
> di costruzione."
>
> Detto questo vi stimo perchè so che significa usare tutti i giorni la bici
> per spostarsi in una città che è molto lontana dall'essere civile per quanto
> riguarda quest' aspetto (l'altro giorno mi hanno addirittura sputato da una
> macchina...). Vi stimo perchè abbiamo tradotto in impegno quotidiano e in
> stile di vita (il passaggio non è automatico) la consapevolezza che abbiamo
> il dovere di rispettare l'ambiente e gli altri che, da questi stessi nostri
> stili di vita sono coinvolti anche a distanza di continenti.
>
> cordialmente :-)

Thursday, January 05, 2006

Direzione Matera

Non posso spedire tutte ste foto della nuova casa a Matera... percio' vi mando il link dove potrete trovarle:

http://ginetto.myphotoalbum.com/view_album.php?set_albumName=album01

Bacioni a tutti